IN/ARCH MARCHE

ISTITUTO NAZIONALE DI ARCHITETTURA

Chi siamo

IN/ARCH – ISTITUTO NAZIONALE DI ARCHITETTURA

Fondato nel 1959 da un’idea di Bruno Zevi, rappresenta da molti anni un importante e prestigioso luogo di incontro delle forze economiche e culturali che partecipano al processo edilizio. Da oltre quarant’anni, infatti, l’INARCH dedica ogni impegno a dibattere le tematiche architettoniche, urbanistiche ed ambientali.


ESSERE SOCIO INARCH significa sostenere e contribuire all’azione culturale dell’Istituto. Dal 15 settembre 2004 si è costituita la Sezione Inarch Marche i cui obiettivi principali sono:

– la promozione dell’architettura e della cultura architettonica contemporanea

– la promozione della qualità in tutte le forme dell’intervento nel nostro territorio l’architettura, il
paesaggio, la progettazione urbana e urbanistica, il riuso del patrimonio esistente

– l’aspirazione a rendere sempre più utile e produttivo il dialogo tra i progettisti e gli altri soggetti,
pubblici e privati, attivi nella trasformazione attiva e passiva del territorio.

DISCORSO FONDATIVO DI BRUNO ZEVI ALLA FONDAZIONE

“L’idea di costituire un Istituto Nazionale di Architettura è emersa nel seno della sezione italiana dell’Unione Internazionale degli Architetti. Non è un caso. Per i suoi compiti, la nostra sezione UIA è venuta a contatto con le organizzazioni di architettura di molti -paesi, ha visto come funzionano, ne ha analizzato la struttura. L’idea di un Istituto Nazionale di Architettura è sorta quasi spontaneamente. Dagli Stati Uniti all’Australia, dall’Inghilterra al Brasile, dalla Svizzera all’Argentina, ovunque nel mondo esistono Istituti di Architettura, alcuni fortissimi, altri meno, tutti operanti. Soltanto l’Italia non ha un organismo del genere, una casa dove coloro che producono l’architettura si ritrovano, concordano il loro lavoro, dibattono problemi, predispongono strategie per incidere, negli orientamenti della classe dirigente, nella vita del paese, nell’opinione pubblica. Questo vuoto è stato parzialmente colmato ora dall’Associazione fra i Cultori di Architettura, ora da un’Associazione Architetti, in qualche regione da un Collegio, spesso da enti di carattere professionale che hanno aggiunto alle loro già onerose funzioni alcune attività culturali. La stessa UIA, organizzando due convegni, si è assunta un carico che, all’estero, grava sugli Istituti Nazionali di Architettura. Tale è la situazione: un contesto di ottime intenzioni, un’incessante serie di iniziative che hanno vita breve e momentaneo successo. Nulla di istituzionalizzato, quindi nulla di solido, nessuna garanzia di continuità.

Ma c’è subito da domandarsi: sentiamo veramente il bisogno di un simile Istituto? A questo interrogativo risponderete voi. Qui basti constatare che quanto gli Istituti di Architettura attuano negli altri paesi, da noi o viene realizzato in forme episodiche, oppure non viene realizzato affatto. I migliori Istituti di Architettura stranieri, dopo la guerra, tennero corsi di aggiornamento per ingegneri e architetti che tornavano alla professione; sistematicamente, organizzano seminari, o cicli di conferenze, su aspetti dell’economia edilizia, sulle moderne tecniche e i nuovi materiali; svolgono un’intensa attività culturale con vivaci dibattiti e confronti sulle varie tendenze progettuali; promuovono mostre di architetti, o di architetture scolastiche, ospedaliere, residenziali, industriali; assegnano premi che hanno vastissima risonanza; collaborano all’insegnamento, attraverso concorsi riservati agli studenti. Inoltre, dopo e insieme a tutto questo, si rivolgono agli altri, ai consumatori dell’architettura, stimolano la clientela con scritti, esposizioni, riunioni dirette a far conoscere agli utenti cosa i produttori hanno da offrire. Tramite gli Istituti, architetti e ingegneri edili corroborano la loro azione, l’ampliano, l’ingranano nella società. Nelle ultime elezioni inglesi, sia il partito conservatore che quello laburista hanno sottoposto all’elettorato circostanziate e analitiche piattaforme riguardanti l’architettura. Chi le aveva elaborate? E’ evidente, uomini del Royal Institute of British Architects di orientamento politico opposto: avevano una sede comune, affrontavano -problemi analoghi, parlavano un linguaggio concordato, potevano dunque dire cose diverse…”


B. Zevi, Roma, 26 ottobre 1959 Ridotto dell’Eliseo

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