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Lorenza Mochi Onori e la professione architetto

lorenza-mochi-onori.jpg La Citta’ideale. L’utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello

Da Urbino ne parliamo con Lorenza Mochi Onori, curatrice mostra e direttore generale delle Marche per il MiBAC


Urbino ospita la mostra sul tema della Città ideale che esalta e rende omaggio al mestiere dell’architetto partendo proprio dal dipinto urbinate che costituisce uno dei più affascinanti enigmi del Rinascimento italiano realizzato all’epoca del duca Federico da Montefeltro. Il tema della città ideale è un tema ricorrente nell’intera storia dell’umanità, ma è presente con particolare evidenza nel Rinascimento, momento storico in cui si ritrovano gli ideali della classicità per riportarli all’attualità, quando la città riprende nuovamente al ruolo centrale di luogo fondamentale per l’attività dell’uomo.

A parlare direttamente con Lorenza Mochi Onori, curatrice della mostra insieme a Vittoria Garibaldi, ma anche direttore generale delle Marche per il MiBAC, non poteva mancare la redazione di www.inarchmarche.it. Un incontro piacevolissimo ed importante che vogliamo condividere, anche per sollecitare ulteriori interventi e commenti.

Il dibattito sulla città ideale prende avvio già alla fine del Trecento dove il modello è quello  teologico agostiniano in cui la perfezione della città medioevale è nel cerchio delle mura secondo l’ideale astratto della città di Dio, ma nel tema di una bellezza simbolica, senza una valutazione estetica e razionale degli spazi della città. La bellezza della città medioevale è nella sua posizione e nella qualità delle costruzioni, non nella sua concezione generale e sembra riferirsi più al Creatore che all’opera dell’uomo, configurandosi più come stupore e meraviglia piuttosto che come bellezza razionale. Nel Medio Evo quindi l’immagine è quella della “città cristiana” o della città chiusa in se stessa.
Nel Quattrocento si prende coscienza che la cultura umana è invece opera dell’uomo e non dono di Dio, la dignità dell’uomo è nella sua facoltà creativa e nella capacità di costruire il proprio universo fisico senza aiuti soprannaturali. Si arriva così alla città fatta secondo la misura civile della società umana le cui regole di armonia date dalla legge e dal giusto governo si rispecchiano nell’equilibrio e nella razionalità delle architetture e degli spazi urbani. Lo spazio rinascimentale è spazio ideale. Si “riorganizza il mondo” attraverso uno spazio che ha come metro l’uomo, e appunto perché umano e frutto di un’idea astratta non è raffigurazione della realtà. La città ideale è la città razionale, sottolineando il tema di “una costruzione scientifica della città, secondo matematica, ossia secondo ragione. Fin dall’inizio del XV secolo, il concetto di città ideale diventa sempre più presente nel dibattito culturale in diretto rapporto con l’evoluzione del dibattito artistico che parte dalla classicità e da una nuova visione dello spazio reale. Il tema della città ideale era già presente nelle speculazioni platoniche, tuttavia Platone affronta l’argomento secondo una concezione strettamente filosofica e politica e non dal punto di vista della struttura del tessuto urbano, anzi non ritiene che la regolarità dello spazio sia una prerogativa da perseguire. Marsilio Ficino, nel riassumere la Repubblica di Platone, mette in risalto la particolare dignità dell’architettura che si fonda sulle verità della geometria, l’idea dell’edificio concepito dall’architetto è ciò che dà forma alla realtà; questa concezione non può prescindere dall’idea della città e quindi della società espressa dalla politica del “signore illuminato”. In pratica la forma della città è una espressione dello Stato e quindi del modo di governarlo.
Nel Rinascimento urbinate questa concezione trova la sua incarnazione nel duca Federico da Montefeltro. Formatosi sulla nuova cultura umanistica nella accezione rinascimentale, volta a calare nella realtà attuale i modelli classici che si realizzano nella società civile e nella struttura della realtà fisica che da questa deriva, ma anche uomo di formazione scientifica orientato su posizioni tecniche e pragmatiche, come rivela il Palazzo ducale di Urbino, perché Federico era uso per il suo mestiere a risolvere problemi pratici legati alla realizzazione delle costruzioni militari. Ecco quindi che per le città ideali rinascimentali di fondamentale importanza sono i signori perché saranno i primi committenti dei progetti delle città razionali: una collaborazione paritaria e non subordinata, come sarà nel secolo successivo, fra signore e architetto, una vera e propria “alleanza”, come la definisce Simoncini.
La storia del Palazzo ducale di Urbino si lega all’ascesa al potere di Federico: unico principe la cui presa di potere nel 1444 era stata sancita da un patto con i cittadini e dall’impegno di esercitare un governo giusto e rispettoso dell’interesse dei sudditi e dei loro antichi privilegi. Federico prese molto sul serio il patto con i suoi concittadini e il suo governo fu illuminato e paterno. Questo rapporto di reciproca fiducia è chiaro nella struttura del palazzo, che non ha barriere difensive ma è aperto sulla realtà urbana, in cui si compenetra per mezzo della facciata a due ali che abbraccia la piazza, una struttura che per se stessa presuppone l’accordo e l’armonia con la città. Un concetto fondamentale è la connessione dell’immagine della città con un perfetto ordine sociale. È da sottolineare nuovamente il rapporto fra il governo illuminato e giusto, rispettoso delle libertà dei cittadini e quindi in grado di creare una società pacifica e armoniosa, con l’immagine della città, nella razionalità della sua concezione ma soprattutto nel riflettere l’armonia che dà origine al suo valore estetico.
Fondamentale nell’evoluzione del concetto della città come ideazione ideale organica, in un senso più strettamente urbanistico, è Leon Battista Alberti che nel De re aedificatoria afferma “architetto chiamerò colui che con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente”, partendo comunque dalla razionalità matematica, dalla misura, intesa sia come forma concettuale della nuova idea di bellezza fondata sul linguaggio della proporzione sia come unità geometrica per il controllo della forma. Non a caso intercorre uno stretto rapporto fra Federico e l’Alberti, i cui concetti si rispecchiano nel palazzo ducale di Urbino.
Alla corte di Urbino e al suo “Rinascimento matematico” (Chastel) è legata anche una visione, teorizzata dal grande matematico Luca Pacioli, per la quale la realtà data dalla creazione divina è regolata dai rapporti matematici, dalle proporzioni numeriche che rappresentano quindi la misura divina della realtà visibile e sulle quali si deve basare l’uomo nel riprodurre la realtà stessa soprattutto nel ricreare lo spazio reale dell’architettura, nei rapporti interni degli spazi edificati e nel loro rapporto volumetrico con altri edifici. In questo modo può creare una immagine che rifletta l’idea con la quale Dio ha improntato la creazione della natura, in rapporto con la tesi agostiniana che considerava le idee platoniche come pensieri divini. La matematica è alla base della creazione divina dell’universo e le discipline che da essa deriva assumono dignità e divengono superiori alle discipline intellettuali che non partono da questo presupposto “divino”, in particolare assume tutta la sua rilevanza la qualifica di “ingegnero” della famosa patente di Federico a Laurana; un architetto, che costruisce la realtà sulla base delle regole matematiche date dalla creazione divina e rispecchiando l’idea della proporzione, ha la possibilità concreta di avvicinarsi ad una immagine ideale della realtà e l’architettura inizia il trittico delle discipline “artistiche” che si fondano sulla matematica. A questa infatti seguono la pittura e la scultura, anch’esse caratterizzate dall’uso delle scienze matematiche nella riproduzione della bellezza.
Nell’architettura, poi, l’utilità della geometria e delle proporzioni è evidente. Leon Battista Alberti, che Pacioli aveva conosciuto a Roma nel 1471, rinnova il progetto vitruviano elaborando i principi dell’architettura matematica del Rinascimento. La matematica è, quindi, anche per l’Alberti alla base dell’architettura e a questa concezione si collega il palazzo di Urbino.
Lorenza Mochi Onori tiene molto a ricordare che uscendo dalla mostra ed entrando nel corte del PD si ha una reale ed attualissima visione della città ideale in 3D.

(redazionale)

Link interno: La Città ideale. L'utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello

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